Spugna d’acciaio

A volte, senza preavviso, sento come se una spugna d’acciaio si formasse dentro il mio petto. Proprio lì, al centro. Non ha forma definita ma si fa sentire con violenza. Inizia a grattare, a raschiare via ogni briciola di serenità che avevo raccolto con fatica, fino a farmi perdere l orientamento emotivo. Lo fa con cattiveria, come se volesse punirmi per aver provato a stare bene. Mi ricorda tutto quello che odio, tutto quello che mi fa male. E mi impedisce di godermi le piccole cose, quelle che per gli altri sembrano bastare.
Quando succede, mi sale una rabbia che non riesco a contenere. Mi disgusta la routine, mi soffoca la normalità. E allora cerco una via d’uscita, qualcosa che mi distragga, che mi anestetizzi. Ma spesso finisco per scegliere qualcosa che mi fa ancora più male, che mi lascia vuoto dentro.
Ultimamente però sto cercando di resistere. Combatto contro quella spugna, anche se mi sfianca. È dura, mi sento sul punto di cedere, ma tengo duro. Ora la conosco, ha un nome, si nutre della mia stanchezza e si rafforza con i miei dubbi. La rispetto perché so che è potente, ma sto forgiando le armi giuste, quelle che mi permetteranno di affrontarla davvero. Quando sarò pronto non voglio cacciarla, voglio dominarla, perché comunque è parte di me, voglio che diventi la bussola da osservare o interrogare quando mi sento lontano da me stesso. Fino ad allora tornerà trovando sempre meno spazio, più resistenza ed io ogni volta, sarò più me stesso.

“Il dolore non svanisce finché non ha insegnato ciò che doveva insegnare.”
— Carl Gustav Jung