L’adulto 2e

​C’è un momento nella vita di un adulto 2e in cui la propria esistenza si incrina irrimediabilmente. Spesso coincide con una crisi, una rottura relazionale o semplicemente con il momento in cui l’energia accumulata per decenni non basta più a tenere insieme i pezzi. Fino a quel giorno, l’individuo 2e ha vissuto l’ incomprensione dell’ essere brillante per essere considerato “problematico”, ma troppo disallineato per i binari standard della normalità.
​L’ adulto 2e vive in un paradosso costante tra ciò che vede il mondo: la capacità di risolvere problemi complessi in tempi record, la lucidità verbale, l’efficienza apparente. E il costo invisibile di questa performance, l’ energia utilizzata per tenere una diga costantemente sollecitata dalla pressione interna.
​In psicologia analitica, Jung avrebbe visto in questo scarto tra il fuori e il dentro una declinazione complessa del rapporto con la propria Ombra, ciò che non viene espresso apertamente, ciò che brucia nel sottosuolo dell’iperfocus o dell’irrequietezza motoria, cerca costantemente una via d’uscita attraverso il filtro della logica o la corazza del sarcasmo. Il sarcasmo, in fondo, non è che una trincea fortificata, uno scudo rapido per evitare che il mondo tocchi troppo da vicino un sistema che percepisce tutto con un fattore di amplificazione elevatissimo.
​L’adulto 2e è un maestro del mimetismo. Ha passato anni  a osservare gli altri per capire “come si sta al mondo”, studiando le regole sociali implicite che per gli altri sono istintive ma che per lui sembrano codici  da decodificare in tempo reale.
​Questo processo costante di adattamento richiede un carico cognitivo enorme. Mentre il resto del mondo conversa del più e del meno, lui sta calcolando l’impatto delle proprie parole, modula il tono, analizza le microespressioni, inibisce l’irrequietezza motoria (il fidgeting), gestisce la noia e anticipa i possibili percorsi della conversazione. Quando la sera si torna a casa, il serbatoio energetico è completamente vuoto. C’ è esaurimento da sovraccarico sensoriale ed esecutivo.
​Il motore di un adulto 2e si nutre di complessità, di novità e di significato. Quando l’ambiente circostante offre stimoli piatti, ripetitivi o burocratici, la cosiddetta “routine”, il sistema subisce una vera e propria caduta dopaminergica. Per un cervello ADHD con alte capacità, la noia è una paralisi dolorosa che impedisce l’avvio di qualsiasi azione (la cosiddetta executive dysfunction).
​Al contrario, quando un argomento o un progetto cattura l’interesse, si apre la voragine dell’iperfocus. In quello spazio temporale distorto, l’adulto 2e produce intuizioni straordinarie, collega campi del sapere apparentemente distanti e raggiunge vette di creatività eccezionali. Ma il prezzo di questa iper-immersione è il distacco totale dai bisogni biologici primari, che conduce verso il collasso energetico.
​Per anni, l’adulto 2e si sente difettoso. Si  rimprovera la pigrizia nei giorni di blocco esecutivo, l’ irritabilità immotivata nei momenti di sovraccarico, l’impulsività verbale o la tendenza a rimuginare all’infinito sulle sfumature di una conversazione.
​La scoperta della propria doppia eccezionalita non è una diagnosi che etichetta ma una mappa che restituisce il senso, che ti aiuta a smettere di farti la guerra da solo.
​Riconoscersi 2e in età adulta significa smettere di cercare di funzionare come una media statistica. Significa imparare a rispettare i propri tempi di ricarica, a proteggere il proprio focus, a comunicare apertamente i propri confini senza vergogna.
Come annotava Nietzsche parlando dell’accettazione radicale del proprio percorso (amor fati), “la grandezza di un destino non risiede nell’assenza di attriti, ma nella capacità di abitare interamente la propria complessità, imparando a governare il fuoco senza pretendere di spegnerlo.”